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Il mosaico è un'arte antichissima che risale a 2500 anni prima di Cristo.
Durante la civiltà Mesopotamica, i Sumeri, usavano piccoli frammenti di terracotta smaltata per decorare pilastri e muri.
Nel V secolo a.C. la tecnica musiva a ciottoli raggiunge l'apice dei suo sviluppo con le decorazioni dei pavimenti di Pella, l'antìca capitale macedone.
Dal III secolo a.C., con l'introduzione delle tessere tagliate di materiale lapideo, i ciottoli sono destinati progressivamente a scomparire.

Incerto è ancora il luogo d'origine del tesselatum. Da taluni si è pensato ad un'origine siciliana mentre secondo altri l'origine sarebbe Alessandrina. A partire dall'epoca imperiale, a causa dell'enorme espansione urbanistica, ci fu una forte richiesta di pavimenti tessellati: nacque così una decorazione più semplice ma decorosa, adatta a tutti i vani della casa, la cosiddetta tecnica bianco-nera. Riducendo la ricca gamma cromatica a solo due colori, l'esecuzione dell'opera musiva divenne più rapida ed economica. Nella seconda metà dei secolo s' impone come motivo ornamentale la treccia dal bordo del pavimento tende a inserirsi nell'interno per incorniciare figure che si trasformano in medaglioni indipendenti.
In tutto l'Impero romano questi motivi ebbero una così vasta diffusione che repliche musive di uno stesso soggetto sono state rinvenute in località lontanissime tra loro: da Ostia all'Africa settentrionale, da Antiochia alla Gallia.

Quasi estromesso dal suolo, il mosaico trova un nuovo campo d'impiego nella decorazione delle fontane, delle piccole colonne e poi delle volte: nasce così l'opus musivum nell'ultimo secolo della repubblica. Questo opus ha largo impiego nella decorazione della casa privata, rivestendo anche intere pareti e piccole colonne, come per esempio nella casa di Nettuno e Anfitrite ad Ercolano. Ma fu a Ravenna nel V e VI secolo d.C. che questo opus ebbe per la prima volta la sua massima espressività e autonomia artistica.
Passando dai pavimenti ai muri ed alle volte delle chiese il mosaico si trova direttamente a confronto della pittura. La conseguente necessità di assumere una sua identità porterà all'affermazione di una nuova coscienza musiva di tipo decisamente antipittorico ed alla conseguente ricerca di una propria originalità.

La parete, a differenza del pavimento, può avere una superficie movimentata e scabrosa che viene ottenuta con la diversa inclinazione delle tessere e taglio irregolare. La resa volumetrica delle figure sempre più stilizzate, cede ad una visione lineare e bidimensionale mentre la composizione stessa si scinde in elementi staccati portati tutti in primo piano.

Questi elementi stilistici, se da un lato sanciscono il progressìvo declino della decorazione pavimentale romana, dall'altro caratterizzano la splendida fioritura del mosaico parietale cristiano dei IV e V sec. poiché rispondono perfettamente all'esigenza di esprimere in forma sensibile i nuovi concetti religiosi e la nuova spiritualità. Sebbene i mosaici parietali di più vaste proporzioni a noi pervenuti risalgano all'età Costantiniana, è lecito supporre che le decorazioni delle pareti e delle volte in tessere vitree (opus musivum) impiegate per abbellire gli edifici di culto cristiani, siano derivate direttamente da precedenti esempi pagani dei quali è pervenuta a noi solo qualche traccia.
Quanto all'origine dell'opus musivum, la maggior parte degli studiosi, ritiene che questa tecnica sia una creazione tipica del gusto e dell'arte romana.

Ravenna, insieme a Roma, a Venezia e ad alcune località della Sicilia detiene praticamente il dominio dell'arte musiva, nel senso che rappresenta una sorta di "cìttà d'autore" fortemente segnata nel suo capitolo di storia artistica dall'esperienza del mosaico. Verso la fine del XII sec. sorge un altro tipo di mosaico detto Cosmatesco.

La decorazione era ispirata chiaramente a motivi arabi, il mosaico è formato da disegni geometrici molto colorati che richiedono un impegno non comune per la realizzazione minuta.

La tecnica si presta a moltissimi impieghi e viene utilizzata come ornamento di cibori stipiti, rosoni, architravi, oltre che di interi pavimenti. Nel XIV sec. non si ha più il senso della decorazione come nei secoli precedenti e sì registrano soltanto sporadici esempi. A Firenze con l'Opificio delle pietre dure, nacque il commesso fiorentino o tarsia: particolari opere in pietre dure, formate da tanti piccoli elementi sagomati secondo un determinato disegno e accostati gli uni agli altri, in modo da dar luogo ad una composizione pìttorica generalmente piana.

Nel XVI sec. le scuole veneziane produrranno opere fredde e di dubbio gusto, come faranno in seguito anche i mosaicisti vaticani, limitandosi solo a copiare pitture famose.
A Roma venne fondata la Reverenda Fabbrica Pontificia che sotto il pontificato di Urbano VIII portò grandi ma infauste innovazioni. Essa, infatti, fece riprodurre in mosaico affreschi e tavole che si trovavano in Vaticano e questo fece decadere ancora di più il mosaico, portandolo dalla spontaneità alla fredda staticità della copia.

Durante il XVIII sec, in un clima di generale declino della tecnica espressiva del mosaico, si volle comporre anche piccole tavole portatili (mosaico minuto) destinate ad essere osservate da vicino ma che sconfinarono nella bigiotteria.
Nella seconda metà dell'ottocento, con la rivoluzione industriale si segnò la fine di tutte le attività artigianali con una elevatissima componente di manualità. Saranno i mosaicì per il Teatro dell'Operà di Parigi a far rinascere un certo ìnteresse per la tecnica musiva. I mosaici venivano eseguiti incollati a rovescio su carta. Questo metodo detto "a rovescio" o "indiretto ", è ancora oggi in uso soprattutto da parte dei mosaicisti di Spilimbergo. Questa tecnica abbassa i costi ma abbassa anche la qualità del mosaico che certo non è paragonabile alle mirabili pareti e alle volte dei mosaici di Ravenna.

La progressiva industrializzazione del mosaico, mediante procedimenti sempre più ripetitivi meccanici, permetterà l'impiego di manodopera sempre meno qualificata e quindi questo causerà il degrado pressoché totale dell'antichissima e gloriosa tecnica dei mosaico.
Solo nel Novecento in un clima di fermenti culturali aperto alle sperimentazioni di nuove forme artistiche, le potenzialità espressive dei mosaico sono state riconoscìute. Fin dai primi del secolo numerosi artisti come Antoni Gaudì (1852-1926), Gustav Klimt (1862-1918) e Gino Severini (1883-1966) si sono avvicinati al mosaico cogliendone la vera intima essenza.
Klimt, presente a Ravenna nei primi anni del secolo, trova nei mosaici di questa città le radici per gettare una nuova luce sull'insieme dell'arte bizantina. Antoni Gaudì, prevalentemente architetto, invece, convoglia nelle sue costruzioni grandi superfici interne ed esterne in mosaico. Raggiunge effetti suggestivi in alcune sue opere come nel Parco Guell (1900-1914) e nei pinnacoli delle dodici guglie della basilica della Sagrada Famillia a Barcellona iniziata nel 1883 e mai finita.

S
aranno le opere di questi due artisti insieme a quelle del grande Severini (al quale è dedicato l'Istituto Statale d'Arte per il mosaico di Ravenna) che riusciranno a risvegliare l'interesse per l'arte del mosaico nel XX sec.

 

Felice Nittolo

 

 

 

   

 

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